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Nato a
Bologna nel 1969, è solo all'inizio degli anni ottanta
che cominciai a nutrire un certo interesse per la militaria
in generale. Il modellismo in scala cominciò ad appassionarmi,
ma i primi risultati mi apparvero deludenti per la mancanza
di dettagli. Dovevo trovare il modo di conoscere meglio uniformi
ed equipaggiamenti prima di cominciare un qualsiasi modello
e così cominciai ad accumulare libri e riviste sull'argomento,
anche se allora certo non abbondavano come oggi. Il passo
è stato breve: riprodurre militaria non m'interessava
più tanto, la volevo collezionare! Qualsiasi oggetto
mi appariva carico di fascino e così anche il primo
elmetto che ebbi per le mani: un M33 italiano a casa di un
mio amico. Non fu il mio primo acquisto; qualcosa in me non
era ancora scattato. Scattò invece nell'agosto del
1983, quando andai in vacanza in Inghilterra con i miei genitori:
a Londra, al mercato di Camden Lock, vidi un elmetto. Inconfondibilmente
inglese, non avevo neanche il coraggio di toccarlo né
di chiederne il prezzo (non parlando, allora, che poche parole
d'Inglese sarebbe comunque stato difficile) e fu mio fratello
minore che lo sollevò per controllarne l'interno e
che insistette con mio padre perché s'informasse. Con
sole due sterline (nemmeno di tasca mia) diventai un collezionista.
Mentre il piccolo mi scherniva dandomi del "fifone"
i genitori probabilmente pensavano a quanto fosse stato facile
rendermi così felice comprandomi un pezzo di metallo...non
si erano resi conto di avere appena commesso il più
grande errore della loro vita!
E non se ne resero conto per un bel
pezzo, infatti il mio secondo elmetto mi arrivò solamente
nel 1985, mentre alla fine del 1987, dopo una biennale permanenza
negli Stati Uniti, ne avevo accumulati appena otto. Nonostante
avessero compreso (si fa per dire) la mia passione, ed avessero
ormai accettato l'idea che camera mia si stava lentamente
riempiendo di militaria di vario genere (poster, uniformi,
radio e così via) ancora non immaginavano fino a che
punto mi fossi "ammalato". I sospetti crebbero fino
a divenire certezza nei primissimi anni '90, quando, raggiunta
quota 20, cominciai a montare nuove mensole. Ormai avevo deciso
che mi interessavano tutti gli elmetti di tutte le epoche
e di tutte le nazioni. I viaggi in giro per l'Europa, mercati
militari sempre più frequenti, contatti fortunati con
altri collezionisti e, più tardi, l'avvento di Internet,
portarono i loro frutti. Scaffali metallici si materializzarono
improvvisamente al centro della mia stanza e per la loro grazia
e bellezza furono salutati con grida di orrore e battezzati
"il mostro". Quota 100 era raggiunta e per me era
una visione paradisiaca!
La buona sorte ha voluto che nel frattempo
avessi incontrato una ragazza che non solo sopportava questa
mia passione (pur trovandola a volte esagerata), ma che anche
mi spronava a vincere le incertezze ed a buttarmi in nuovi
acquisti. Una passione va assecondata, non vi si può
resitere! Inutile dirlo, non ho potuto fare a meno di sposare
Maria....
Ora a Londra per motivi di lavoro,
viviamo in un appartamento con cucina, bagno, 2 camere, una
bimba e una quarantina di elmetti, mentre gli altri 160 (contando
anche qualche casco da carrista e un paio di caschi coloniali)
sono rimasti in ostaggio ai miei familiari.
Questo è stato, in poche parole,
il percorso fin qui, ma la strada è ancora lunga, la
passione ancora tanta e la collezione ben lungi dall'essere
completa.
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